Un confronto fra i centri di formazione pubblica in Emilia-Romagna

Se in Emilia Romagna il tasso di disoccupazione è del 5,9 per cento, contro una media nazionale del 10,7, e la percentuale di dispersione scolastica è del 9,9 rispetto al 20 su tutto il paese, il merito è soprattutto della rete dei centri professionali, 8 in tutta la regione che raggiunge annualmente l’81 per cento di copertura occupazionale.

Da questi primi dati oggettivi è partito il confronto sulla rete dei centri di formazione pubblici in Emilia-Romagna al servizio delle persone, delle imprese e dello sviluppo locale, che si è svolto nei giorni scorsi nella sede dellaAngelo Pescarini Scuola Arti e Mestieri” a Ravenna, dettato dalla volontà comune di offrire opportunità e servizi sempre più rispondenti ai cambiamenti della società.

Si è trattato dunque di una sorta di “stati generali” della formazione professionale, organizzati dall’Arifel, l’associazione che raggruppa i centri di formazione degli enti locali situati in regione (Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Forli-Cesena, Ravenna) cui ha preso parte un centinaio di persone convolte a vario titolo provenienti da tutta la regione.

 

Il convegno

I lavori si sono aperti con l’introduzione di Sergio Frattini, presidente di Arifel e Scuola Pescarini Arti e Mestieri che ha posto da subito la questione su cui si sta dibattendo in ambito regionale: “Il privato ha nelle proprie corde l’interesse e l’etica per offrire un servizio imparziale e inclusivo per tutte le fasce più deboli così come richiesto dalla nostra mission nel rispetto della Costituzione? A nostro avviso – ha affermato Frattini – è il pubblico che deve e può facilitare l’inclusione sia attraverso la gestione responsabile dei Centri, che vanno valorizzati, sia offrendo ai ragazzi più disagiati le opportunità di vivere in modo decoroso, attraverso il lavoro, che altrimenti non avrebbero”.

L’introduzione del Presidente di A.r.i.f.e.l. Segio Frattini

Opportunità che hanno consentito, ad esempio, a due ex allievi della Pescarini, presenti in sala per raccontare la loro esperienza, di essere diventati imprenditori nell’arco di un decennio: Gabriele Orioli che ha fondato ed è l’attuale  presidente di BS Sistemi e Luca Pau, titolare Sostech. A queste testimonianze è seguita quella di Elena Bartolotti, Presidente della Cooperativa In Cammino, che ha parlato del suo coinvolgimento in ambito sociale anche come formatrice nei corsi per Oss alla Pescarini.

 

i dati sugli 8 centri

Massimo D’Angelillo, Presidente di Genesis ha illustrato i risultati di una ricerca svolta fornendo un quadro complessivo della realtà degli 8 centri (16 sedi formative; presenza in 7 province E-R su 9; 59 Comuni coinvolti nel capitale sociale; 201 dipendenti; laboratori per attività didattiche manifatturiere 65;laboratori informatici 26; Ore di formazione  90.701; utenti della formazione professionale: 9.717; utenti per attività di politiche attive 17.762; Utenti qualificati per IEFP 404; utenti qualificati oltre IEFP 546; utenti fragili, svantaggiati e disabili sul totale delle persone prese in carico 85%; occupazione coerente nell’ ambito di percorsi a qualifica dell’Istruzione e Formazione Professionale 81%) e alcune riflessioni in merito ai futuri scenari occupazionali su cui grava la minaccia dell’automazione in ambito industriale.

Per conto delle organizzazioni sindacali regionali di categoria è intervenuta Monica Ottaviani di Cgil che ha esortato la Regione non solo a difendere il patrimonio pubblico dei Centri ma investirvi affinché diventi una leva di sviluppo.

Dopo gli interventi di Andrea Panzavolta dell’Agenzia Regionale Lavoro Emilia Romagna, di Mirko Bagnari consigliere regionale, e delle assessore alla formazione del Comune di Parma, Ines Seletti, e Ouidad Bakkali del Comune di Ravenna, ha tratto le conclusioni del dibattito Patrizio Bianchi, Assessore regionale alle politiche europee, sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro. “Alla logica del sussidio dobbiamo rispondere con quella del lavoro – ha affermato -. Per questo occorre da un lato attivare un maggiore ascolto verso le persone, soprattutto quelle in difficoltà, e accompagnarle fino al risultato; dall’altro vanno rivalutate le competenze professionali manuali affinché la formazione professionale rappresenti una scelta scolastica come un’altra, non un fallimento. Bianchi ha esortato i Centri Professionali a fare un ‘pensiero in più’ in merito al loro ruolo pubblico, ovvero a essere capaci di creare senso di appartenenza attraverso il lavoro, grazie al quale ognuno con le proprie capacità può contribuire alla vita collettiva. “La formazione – ha aggiunto- deve diventare la chiave di volta perché tutte le persone che rischiano l’emarginazione abbiano un concreto sbocco nella vita sociale e produttiva e fare crescere questo paese. Dobbiamo ragionare di più in questi termini esattamente così come ci ispira la nostra Costituzione”.

 

Le conclusioni di Patrizio Bianchi, Assessore alla formazione professionale Regione Emilia-Romagna

A margine dell’incontro il presidente Arifel e Pescarini Sergio Frattini ha dichiarato: “Siamo soddisfatti della partecipazione che ha visto per la prima volta tutti i centri regionali presenti attivamente discutere su questo tema. Continueremo il dialogo con la Regione e a lavorare affinché venga salvaguardato il know how raggiunto, con l’impegno di migliorare ulteriormente i nostri servizi condividendo il più possibile esperienze e strategie”.